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Pro Loco Marcianisana - Città di Marcianise (Caserta): vi trovate in Castelli
 
Castello di Airola
Nei secoli XII e XIII sul territorio di Marcianise esistevano tre feudi e su di essi c'erano dei castelli distanti l'uno dall'altro e situati in modo da formare un triangolo.
Uno di questi è il castello di Airola. Il castello di Airola è molto interessante dal punto di vista storico e artistico. Ha una posizione strategica ed è situato all'incrocio tra un decumano e un cardine dell'antica centuria romana. Dell'esistenza di questo castello si ha notizia da quando Carlo D'Angiò concesse il feudo nobile. Più tardi questo feudo passò all'arcivescovo di Capua e a suo fratello Riccardo Stella.
Sicuramente fu frequentato dai sovrani del Regno di Napoli, che ne fecero luogo di incontro operazioni di guerra o di intrighi.
Da un'attenta analisi artistica del monumento, risulta evidente che l'edificio annesso alla torre di guardia, sicuramente è postumo rispetto al nucleo originale del Castello, il cui piano nobile ospitava un salone, una sala da pranzo, oltre a degli ambienti di servizio; il tutto concluso, lungo i tre lati principali da un loggiato.
La torre, servita da una scala a pianta ellittica, fu interessata da rifacimenti operati nel corso del Seicento. La costruzione del loggiato appare l'episodio di maggiore rilievo assieme ad alcune aperture della facciata. Oggi si presenta modificato rispetto all'originaria struttura, ma ben finito, è anche riutilizzato come abitazione.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
Il feudo di Airola
A circa tre chilometri da Marcianise ed a duecento metri in linea d'aria a sinistra della via ferroviaria Marcianise-Aversa, si erge una torre merlata di stile medievale, in buone condizioni perché restaurata di recente. Essa forma tutt'uno con un corpo di fabbrica, che ha le impronte larvate di un antico maniero alquanto deformato, perché la vecchia costruzione ha perduto la sagoma originaria, in seguito alle trasformazioni subite per le nuove esigenze.
Fino a pochi anni or sono, vicino alla torre si stagliava un maestoso e secolare pino dalle proporzioni veramente gigantesche, tali che nessuno più osava coglierne il prodotto a maturazione, perché era alto circa quanto la torre e le ramificazioni si protendevano per una circonferenza dal diametro di circa cinquanta metri. Esso era l'ultimo esemplare di un esteso e folto bosco di pini che circondava l'avita dimora quasi a protezione ed ornamento.
Ivi era il Feudo di Airola di cui mi accingo a tracciare in brevi tratti l'origine e la storia.
Di esso si ha la prima menzione nel 1294, perché il 26 maggio di detto anno Carlo II d'Angiò ne fece concessione come feudo a tal Gilctto Malbohe; da costui passò ad Egidio Malbohe ed alla morte di quest'ultimo fu devoluto al fisco. (Queste notizie si rilevano da una memoria legale pubblicata a favore del Duca di Bovino contro i Comuni di Marcianise, Capodrise e S. Marco Evangelista depositata presso l'Archivio di Capua).
Sul cominciare del XIV secolo, Re Roberto d'Angiò ne investì l'Arcivescovo di Capua Ingeranno De Stella e suo fratello Ric-cardo, fino a che le loro vite perdurassero. (Ciò risulta da una copia autentica e legale dell'antico inventario di tutti i beni, frutti, diritti e redditi di detto feudo, fatto eseguire e redigere in forma pubblica il 12 gennaio 1327 dall'Arcivescovo Ingeranno De Sella, esistente presso l'Archivio di Capua).
Ma non pare che la concessione si limitasse alle loro persone soltanto, perché dopo la morte di questi ne ottenne il dominio utile un Tommaso Mansella, il 31 maggio 1334, ricevendone il Regio Assenso il 25 ottobre dello stesso anno.
Nel 1339 ne era possessore il tìglio di Roberto De Lagonessa che lo vendette indi a non molto a Roberto De Capua, I Conte d'Altavilla, con Reale Assenso del 12 ottobre di detto anno.
Seguì poi il figlio di Roberto, Bartolomeo De Capua, II Conte d'Altavilla, che ne continuò a tenere il possesso fino al 1380.
Nel 1390 ne era signore Guglielmo De Lagonessa, marito di Lucrezia, figlia del detto Bartolomeo De Capua, ed a lui successe Roberto II De Capua.
Vi è una scrittura del 2 dicembre 1393 esistente presso l'Archivio di Capua, nella quale è detto che il Vir. Magnijìcus Robertus De Capua, Miles, espone innanzi a tre Giudici a contratto, al Notaio e testimoni che, tenendo Egli e possedendo, tamquam utilis Domimts, quoddam Feudum, dictum FEUDUM DE AJROLA, in pertinentììs Capuae, quod spectat ad Canterani Archiepiscopalem maioris Ecclesiae Capuanae, chiede che si replicasse una copia autentica e legale dell'antico inventario di tutti i beni, frutti, diritti e redditi di detto Feudo, fatto eseguire e redigere in forma pubblica, il 12 Gennaio 1327 dall'Arcivescovo Ingeranno De Stella.
Dopo Roberto II De Capua, ne divenne possessore assoluto Andrea De Capua che lo vendette a Giorgio Gritt di Venezia. In seguito la successione del feudo di Airola continuò come vien registrato nella menzionata memoria legale pubblicata a favore del Duca di Bovino, così come segue.
Alla morte di Giorgio Gritt, passò nel 1420 a suo figlio Michele che nel 1448 lo vendette ad Alfonso Caracciolo; da costui passò ad Oliviero ed indi a Giovan Battista Caracciolo; poi passò a Battista figlia di lui andata sposa a Prospero Suardo.
Da Prospero Suardo e suoi discendenti primogeniti, pervenne nel 1638 ad un terzo Prospero e poi ad un quarto, la di cui figlia Anna Maria Suardo nel 1731 sposò Giovanni De Guevara. Da questi venne a Prospero De Guevara, poi a Carlo ed infine a Giovanni Guevara Suardo, detto Duca di Bovino e di Castel d'Airola; questi fece redigere la memoria già menzionata.
Dalla erede dei discendenti di costui, Donna Maria Guevara Suardo fu G. Battista, maritata al Duca D. Giulio Lecco, l'edificio fu venduto circa quarantanni fa a Pietro Gigliofiorito e tutt'ora è in possesso dei suoi eredi, e la maggior parte dei terreni, risultanti anche dal bosco bonificato, furono acquistati dai coloni di Marcianise.
 
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Castello di Loriano
Notizie storiche sul castello di Loriano, una produzione architettonica aragonese, sono riscontrabili solo a partire dalla fine del XV secolo. Originariamente il castello era cinto da profondi fossati; si componeva di due torri cilindriche merlate, di un compatto maschio, di un palazzo nobiliare con sale riccamente ornate, oltre di una corte interna di cui facevano parte una chiesetta e le dimore per le famiglie addette ai vari servizi.
La massiccia costruzione, oggi, versa in un mortificante stato di decadenza e abbandono. Sono ancora riscontrabili caratteri tipologici della fortezza medievale, quali lo schema strutturale delle coperture, arcate delle scale, le torri a tre piani (oggi mozzate), in origine orlate e merli aragonesi e munite di feritoie.
Le numerose e continue modificazioni e sovrapposizioni hanno alterato sostanzialmente l’architettura del monumento creando ostacoli al riconoscimento degli elementi compositivi. Lungo il lato d’ingresso al castello, le strutture murarie sono ingentilite dallo stemma marmoreo alloggiato nell’angolo principale del palazzo e dei resti del portale.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
Il feudo di Loriano
Se ne ha menzione nel 1506 quando ne era Signore il Barone Francesco Brancaccio, perché dalle cronache di quei tempi si rileva che si mise in discordia con la università (cittadinanza) di Marcianise per due motivi:
1) perché volle ostacolare ai Marcianisani la vendita dei loro prodotti al mercato di Loriano (occorre precisare a questo punto che Re Federico di Aragona aveva concesso il mercato a Marcianise nel piazzale di Loriano nella giornata di Mercoledì fin dal 16 Ottobre 1496);
2) perché volle impedire ai Marcianisani di passare per il suo bosco per andare a far legna nel bosco cittadino nella zona di Trentola susseguente. Va precisato che nella zona di Loriano - Trentola vi era un estesissimo bosco, che fu diviso tra naturali di Marcianise con i decreti 21 Dicembre 1811 e 22 Gennaio 1870.
La vertenza sorta tra il Barone Brancaccio e la università di Marcianise fu risolta da un editto del Re Federico e porta la data del 9 Febbraio 1506, riferita innanzi; il testo dell'Editto è il seguente:
Rex Aragonum ac Utriusque Siciliae ecc. Magnifici Viri fideles nobis dilecti Paolo Brancaccio (figlio e successore di Francesco) Barone de Trentula et Loriano, ne ha facto intendere corno per la camera dela Summaria sono stati dati multi Decreti in favore del condam. M. Francesco Brancaccio che fosse restituito in la possessione seu quiete del mercato e solito farese in dicti lochi de Trentola ed Loriano: del quale per quilli di Marcianisi era stato ed indebito sposseduto: et supplicatine li volessemo fare exequire, per non mancare ad quello vole la justicia, ne simo stati contentissimi: però Nui haveriamo piacere che dicto Paulo consegnasse dicto mercato senza più litigare, et a quisto effecto siamo restati contenti concedere ad Marcianisi el mercato omne bernedì; pregamove che per amore nostro vogliate talmente operare che la cosa senza più fastidio se termine con haveer dicto Barone el mercato suo solito: et dicti de Marcianise conseguire el mercato per nui li è stato concesso: et de questo ne farrite servitio et piacere grandissimo.
Datum in Castello novo Neapolis XXVIII Februarij M. D. VI. Consalvus Ferrantes Dux Terranovac (Cane. 3, fol 33. at. 35)
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Il Feudo aveva al centro un avito Castello di stile medioevale, con due torri merlate ed era circondato da un caratteristico fossato, che opportunamente poteva essere ricolmo di acqua a scopo difensivo. Nell'interno si notavano ampli saloni con porte dorate; del tutto rimane però un malinconico ricordo dei nostri antenati, perché da pochi anni a questa parte, i resti sono stati manomessi, svisati e trasformati in modesti ambienti per abitazioni private.
 
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