| Pro Loco Marcianisana - Città di Marcianise (Caserta): vi trovate in Chiese |
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Duomo: Chiesa di San Michele Arcangelo
A partire dalla fine del '400, a Marcianise si ebbe una grande fioritura artistica soprattutto nel campo dell'edilizia sacra che diventa simbolo del rinascimento. Infatti, appartiene a questo periodo la costruzione della Chiesa di San Michele Arcangelo. La facciata del Duomo è rinascimentale e nella sua semplicità è molto bella. La struttura risale al XVI secolo, ma le sue origini si ricollegano al VI secolo, quando si diffuse il culto di San Michele Arcangelo che si era sviluppato prima nel Gargano, sul Monte Sant’ Angelo, dove il Santo aveva preso dimora. La Chiesa, durante i secoli, ha subito diversi ampliamenti, ma nel XVI secolo era ormai completata, e venne considerata Collegiata. L'interno a tre navate, è ricco di opere, soprattutto di artisti napoletani del '700 e del pittore napoletano Paolo De Majo. Nella costruzione della facciata si nota una perfetta proporzionalità tra altezza e lunghezza, fra pieni e vuoti, fra il tono chiaro della superficie e quello grigio delle paraste e dei cornicioni. Il tracciato della Chiesa è basato sul quadrato e sul cerchio, secondo un rapporto armonico tra le parti; in alto, il cornicione chiude, con determinazione geometrica, il quadrilatero della facciata. Successivamente si aggiunsero tre portali marmorei con timpani spezzati con nicchie. Nella nicchia maggiore è situata la statua di San Michele Arcangelo che uccide il drago.
Su questo portale è incisa la data 1623, anno della sua costruzione, mentre sui riquadri inferiori della parete è scolpito un guerriero in ascolto dinanzi alla porta di un castello a tre torri. L'impianto è a croce latina, con tre navate con transetto e presbiterio, i due bracci del transetto sono uguali. Lì viene così a formare una specie di croce greca inserita in una latina. I marcianisani mostrano particolare attaccamento a questa Chiesa, non solo perché è bella, è il Duomo ed è vicinissima alla piazza, ma soprattutto perché conserva una statua lignea di Cristo a misura d'uomo, commissionata allo scultore napoletano Giacomo Colombo nei primi anni del '700. A questa statua sono attribuiti virtù miracolose, soprattutto perché nel 1873 avrebbe fermato un'epidemia di colera che stava mietendo tantissime vittime. In ricordo di questo miracoloso evento a Marcianise, in settembre, si tiene la festa del Santissimo Crocifisso.
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Chiesa dell'Annunziata
Un primo luogo di culto, intitolato alla Vergine Annunziata, tradizionalmente fatto risalire al X secolo, sarebbe sorto sul luogo dell’attuale chiesetta della Madonna delle Grazie. Mezzo secolo dopo, la devozione cittadina suggerì l’erezione di una chiesa più grande che da allora diede il nome all’omonimo quartiere di Marcianise, il borgo dell’Annunziata. Il sito era, ed è ancora, di pertinenza della Diocesi di Capua che ha condiviso con la Diocesi di Caserta, fin dalla sua istituzione, la giurisdizione religiosa di Marcianise. Nonostante i numerosi documenti, ancora conservati nell’archivio dell’AGP, siano fonte insostituibile per ricostruire le vicende del complesso, essi non consentono di chiarire le origini di quella prima chiesa. Entro la metà del 1300, probabilmente, ebbe origine l’ospedale e la denominazione di Casa Santa, contemporaneamente con il sorgere degli analoghi istituti campani.
La confraternita, promotrice dell’opera pia e dell’erezione della chiesa grazie alle elemosine del popolo, ebbe sede in una cappella dedicata a S. Giovanni, poi distrutta negli ampliamenti successivi dell’edificio, via via commissionati in virtù del grande fervore religioso dei cittadini marcianisani e conclusi con una seconda consacrazione nel 1512. Il tentativo, da parte del clero, di trasformare in benefici ecclesiastici i beni di proprietà dell’AGP di Marcianise, provocò il ricorso della popolazione al papa: la bolla di Leone X Medici dell' 8 luglio 1513 confermò l’inalienabilità dei beni e lo juspadronato, di pertinenza dell’Università. Nel 1520 si decise di porre mano ad una ricostruzione, su più grande scala, della chiesa.
I lavori, caratterizzati da modifiche e da continui ampliamenti del progetto (quello del 1526 fu steso dallo sconosciuto Benvenuto Tortillo che il Costanzo ipotizza esser imparentato col più noto omonimo architetto bresciano Tortelli, attivo dal 1557 nel Regno di Napoli), si trascinarono fino al 1563, anno della terza consacrazione. La chiesa, concepita su tre navate, con presbiterio quadrato, con transetto non sporgente, ebbe ulteriori modifiche nel corso del 1600 (allungamento del presbiterio) e dal 1780 (costruzione dei cappelloni del transetto, di sette nuove cappelle, della sagrestia e di altre pertinenze del complesso). Passata l’amministrazione della Casa alla Congrega di Carità (1590) si deliberò l’erezione, nel 1594, a cura di Giovan Battista Cavagna del Monastero con Conservatorio per le Figliuole dell’Annunziata, poi ingrandito e ammodernato nel corso dei secoli seccessivi.
I lavori eseguiti nel XIX secolo e i restauri, già avviati al principio del XX secolo, non modificarono molto l’aspetto della chiesa. Ben più importanti furono le trasformazioni dello status giuridico che portarono, nel 1939, per la sua prima volta nella sua lunga storia, alla costituzione di una parrocchia sotto il titolo dell’Annunziata. La facciata della chiesa, preceduta da un profondo portica a 5 arcate (la maggiore al centro), è affiancata dal prospetto dell’edificio settecentesco dell’opera Pia, sul lato destro, e dell’antico ospedale sulla sinistra. La piazza Carità antistante, in origine delimitata da un muro sostituito nel 1870 da una cancellata poi anch’essa abbattuta negli anni ’50, è arricchita dalla presenza di un gruppo scultoreo raffigurante la Carità di Onofrio Buccini (1877). Sulla destra del complesso si erge l’alto campanile, a base quadrata, in tufo a vista, concluso nel 1574 da Ambrogio Attendolo capuano, in sostituzione di uno precedente. L’interno,eccezionalmente risplendente di stucchi dorati, conserva numerose importantissime opere d’arte, tra le quali segnaliamo le principali.
Testimonianza dell’eclettismo pittorico dell’ambiente napoletano della fine del ‘500 è una Decollazione del Battista di Dirk Hendricksz, noto come Teodoro d’Errico, pittore fiammingo lungamente attivo nel Regno dal 1576 al 1606. Grande esempio del caravaggismo del ‘600 è la tela nell’abside, firmata e datata 1656 da Massimo Stanzione, raffigurante l’Annunciazione. Al centro del ricchissimo cassettonato ligneo dorato, è la Assunzione, dipinta nel 1697 da Francesco Solimena, epigono della scuola tardobarocca napoletana. Al 1710 risalgono gli affreschi di Nicola Malinconico nell’abside maggiore e al 1750 le tele di Domenico Mondo, collocate nelle cappelle laterali e sulle pareti del transetto. Spettano invece al marcianisano Paolo De Majo le tele della controfacciata (1734, Disputa nel Tempio) e le altre collocate lungo le pareti della navata principale e nel coro (Profeti e Sibille e Adorazione dei Pastori e dei Magi, dipinti fino al 1780). Completano il corredo artistico della chiesa, vero e proprio museo della pittura napoletana dal XVI al XVIII secolo, opere di G. Starace Franchis, F.A. Serio, F. Narici, C. Brunelli. |
Chiesa di San Carlo
La chiesa di San Carlo appartiene al panorama estremamente ricco dell'architettura seicentesca a Marcianise. Sorge nella piazza principale, già dal '600 sede del mercato, ove, forse, nei secoli precedenti sorse il Castello. Non se ne conosce la data di edificazione, ma già alla metà del sec. XVI dové esistere un piccolo edificio, a navata unica, coperto da cupola, in gran parte leggibile, trasformato nel 1763, con ribaltamento dell'altare, nella Congrega di S. Gennaro (committente fu il canonico Giulio Foglia, raffigurato in un tondo affrescato). La vicinanza di palazzo Argenziano (ed il matroneo che ancora oggi aggetta nella chiesa) aveva indotto ad ipotizzare che fosse nata come cappella gentilizia privata. E, invece, un documento del 1638, riconduce la sua fondazione per devozione del popolo, dei Governatori ed economi dell'AGP nei cui beni restò prima di passare al Comune. La funzione collettiva fu subito tale da accogliere persino alcune riunioni delle assemblee popolari (per esempio nel 1652).
L'aspetto attuale è da ricondursi agli interventi, statici e decorativi, realizzati da Gaetano Barba (1730-1806), artefice responsabile di molte altre fabbriche in Marcianise negli anni finali del '700, ed ai restauri dei primi del Novecento (cui si deve ad esempio l'apparato decorativo in stucchi, marmi e oro). In particolare, Barba intervenne sulla facciata (ricostruita ex novo) nelle forme attuali, classicheggianti, ed affiancata da un campanile, prima non esistente, realizzato nelle forme e nella ubicazione attuale per garantire l'equilibrio statico al prospetto principale. Le lesene risalgono allo stesso intervento, forse datato al 1776 (come riportato sulla pedata del primo gradino della scalea di ingresso). La navata, unica, con arcate poggianti su pilastri addossati alle pareti laterali, ha un presbiterio quadrato, non sporgente dal corpo principale, su cui si eleva l'altare maggiore.
Esso conserva una macchina lignea con colonne e timpano spezzato (forse non pertinente al dipinto che oggi incornicia) al cui centro è la tela secentesca raffigurante la Madonna col Bambino, S. Giuseppe, e, ai piedi, tra gli altri, i santi Carlo Borromeo, Gennaro, Lorenzo, Domenico e Stefano. L'antica cona dell'altare maggiore, con S. Carlo tra gli appestati, di Maltese, è oggi al centro del cassettonato ligneo (ove fu collocato ai primi del '900). Di grande interesse sono anche (entrando da sinistra): il Pentimento di S. Pietro (sull'altare Foglia dedicato nel 1696), un dipinto raffigurante le Anime del Purgatorio (oggi sulla parete sinistra, originariamente ubicato su quella destra), una Madonna col Bambino e Santo Cardinale (sec. XVIII), una Madonna col Bambino con Santi di Oratius de Martinis (1709). Completano l'arredo un altare settecentesco in marmi policromi, le acquasantiere coeve e il pulpito a baldacchino in marmo (sec. XX). |
Chiesa di San Pasquale e Convento dei Frati Francescani Alcantarini
Il complesso conventuale di San Francesco è stato fondato nel 1614, grazie al lascito di un terreno e di 300 ducati da parte del sacerdote marcianisano Giovan Domenico Lasco, con atto notarile del 23 giugno 1614. L’ edificio, iniziato in pieno clima di Controriforma, nel 1620, è oggi il risultato di una ristrutturazione settecentesca ad opera dei padri Barbanti che erano stati i primi a risiedere nel Convento. La facciata della Chiesa, costruita seguendo lo spirito di linearità tipico dell’architettura settecentesca insiste sulla piazza, con al lato sinistro il Monumento ai Caduti, mentre sul lato destro forma un’unica continuità con il Convento, che segna il limite nord della piazza medesima e si prolunga verso via G. Marconi con le sue strutture murarie possenti. L’ interno della Chiesa, che presenta la volta girata ad arco rialzato, nonché la facciata principale divisa in due ordini, mostrano una chiara adesione alle forme dell’architettura Vanvitelliana.
Vi si custodiscono alcuni dipinti settecenteschi di buona rilevanza artistica, come l’Immacolata Concezione dello Schiani, la Madonna col Bambino e San Giovannino attribuito al De Mura ed un’altra Immacolata del De Mita. Di buona fattura, la scultura lignea del San Antonio col Bambino (sec. XVIII) ed il bassorilievo ovale in gesso raffigurante la Vergine del Giglio (sec. XIX) di Onofrio Buccini. Molto importante è il prezioso dipinto di Paolo De Majo consistente in una tela raffigurante San Francesco, tra San Bonaventura, Sant’Antonio, San Pietro D’Alcantara e San Giovanni Giuseppe della Croce. Questa tela fu dipinta e sistemata sull’altare maggiore della Chiesa nel 1948. A metà quadro, San Francesco ha alla sinistra Sant’Antonio che con la destra indica il Padre Serafico e con la sinistra tiene tutti i simboli iconografici: il Giglio, il Libro, la Fiammella ed alla sua destra San Bonaventura che indossa la croce vescovile pettorale ed è intento a scrivere un libro.
In basso, in ginocchio sono: a sinistra del Patriarca, San Giovanni Giuseppe che tiene con la mano diritta un libro chiuso sul petto e San Pietro D’Alcantara dall’altra parte che sostiene una grossa croce di rami d’alberi. Rispettivamente questi due santi hanno sulle nuvolette che li ospitano la clessidra, la disciplina ed un cilizio a forma di croce, un libro aperto sul teschio e la disciplina. Il Convento fu sede nell’800 dell’Orfanotrofio maschile delle Opere pie di Gian Battista Novelli e della Cassa di Prestanze e Depositi. Chi vi entra, da piazza Onofrio Buccini, dopo un breve ingresso, si imbatte nel luminoso chiostro, delimitato da archi sorretti da massicci ed alti pilastri di tufo.
Al centro del chiostro si trova la statua di San Francesco, opera recente dello scultore marcianisano Raffaele D’Anna. Gli spazi interni portano ancora i segni del passato, come si vede dalle immagini, ma la cosa che è più rimarchevole è la biblioteca: vi si trovano libri sacri risalenti al '600, alcuni dei quali probabilmente lasciti di famiglie nobili. Le celle dei monaci, che in origine davano ospitalità a quanti si recavano in pellegrinaggio a Roma, dopo un lungo periodo di abbandono, sono state ristrutturate in modo da poter accogliere degnamente persone e famiglie bisognose. Anche gli spazi verdi, in cui sono ancora visibili i resti di un antica macina, sono in via di ristrutturazione; è previsto l'allestimento di spazi che possano accogliere attività ricreative per i ragazzi. |
Chiesa di San Simeone Profeta
Non si conosce la data precisa dell’inizio della sua costruzione. Si sa, però, che ha fatto parte della Diocesi di Capua fin dal 1113. Alcune notizie sono state trovate in documenti del 1400, altre ancora, frammentarie, perché molti documenti bruciarono in un grande incendio dell’archivio diocesano di Casertavecchia, sono state ricavate leggendo le descrizioni di alcune visite fatte da vescovi alla Chiesa. Si è appreso che in essa erano presenti 4 altari laterali: tre furono abbattuti nel 1628, forse per rendere la Chiesa più larga, ed erano dedicati a San Filippo Neri, a San Vincenzo Ferrer e a Santa Maria delle Grazie.
La vecchia Sacrestia si trovava a destra, entrando, e formava un unico corpo con la Canonica. Dalla navata minore (lato destro entrando) si accede ai locali della nuova Sacrestia e alla zona presbiterale. Si pensa che la ristrutturazione dell’edificio religioso, almeno per quanto riguarda la navata centrale e il primo vano della sacrestia risalga ai primi del 600. Questi interventi ed altri, effettuati anche in epoca recente, hanno purtroppo distrutto il senso architettonico del monumento. Infatti l’attuale pianta della Chiesa è disorganica, lo spazio non è unitario, ma frammentato.
Il timpano, compreso tra la cornice e i due rampanti del frontone, appare alquanto sproporzionato, mentre un sovrapporto, sicuramente creato in epoche successive, taglia visibilmente il finestrone al di sopra del portale. Da rilevare la presenza alla sommità del campanile, di una guglia a cuspide rivestita di marmette che ci riporta ai motivi presenti nelle più importanti Chiese della provincia napoletana. In questa Chiesa è possibile ammirare la pala d ‘altare di San Simeone che riceve dalle mani della Vergine il Bambino Gesù attribuita a Battistello Caracciolo e a suo figlio Pompeo che la siglò.
Questo splendido dipinto è stato, nel corso dei secoli, più volte cancellato da mani improprie che non lasciavano supporre l’esistenza di uno strato di pittura seicentesca al di sotto di una pesante stratificazione di ridipinture. Sulla tela compariva infatti il nome di chi era intervenuto nella manutenzione del dipinto. L’intervento più antico, che risale al 1877 e fu eseguito dall’Arciprete Bastone, è stato sicuramente più devastante perché ha visto la totale spatinature di intere zone della tela originali. Nel 1941 intervenne ancora sulla tela l’Arciprete Pasquale Busacca, noto per le sue qualità di pittore di quadri. Solo il 30 Gennaio 1977 la pala fu finalmente prelevata dalla Soprintendenza per i Beni A.A.A.S. sottoposta ad un accurato restauro nel laboratorio dello storico dell’arte dott. Giovanni Parente e poi ricollocata al suo posto.
La tela che misura 287 cm per 216 cm fu realizzata nel 1635 e pagata 115 ducati tramite sede brucale come risulta dall’Inventario della Chiesa del 1749 conservato nell’Archivio Diocesario di Caserta. A pulitura ultimata è risaltata la grande qualità pittorica del dipinto, in alcune figure in particolare, che attestano le paternità del Battistello Caracciolo, anche se il monogramma C. P. (Caracciolo Pompeo) rimanda ad una compartecipazione del figlio alla realizzazione dell’opera. |
Chiesa del Carmelo
L'architettura religiosa del novecento a Marcianise si apre con la modesta ma preziosa testimonianza del Convento del Carmelo. Il Convento fu fondato nel 1903 per iniziativa di Suor Maria Teresa del Carmelo e del suo direttore spirituale, Francesco Amodio di Napoli, ma solo più tardi con il decreto papale le suore ottennero la clausura. Accanto alle vicende storiche del convento, degna di particolare attenzione è la piccola chiesa del Carmelo, e soprattutto il significato storico e stilistico che assume la sua facciata. In essa si fondano in una felice unione elementi ispirati allo stile neogotico.
La costruzione appare tutta tesa verso l'altro. Il portale è sormontato da una grande bifora ad arco acuto. La pianta della chiesa è impostata su un'aula rettangolare, coperta da tre volte a crociera. La volumetria della costruzione è completata da due cappelle, una delle quale ospita la tomba della Venerata Suor Colomba di Gesù Ostia. |
Chiesa di San Giuliano
La Chiesa di S. Giuliano Martire, la cui data di fondazione risale all'anno 1607, conserva ancora oggi tracce del piccolo nucleo originario della cappella cinquecentesca, pur avendo subito, in tempi diversi, interventi di ampliamenti e rinnovamenti tali da farle assumere l'attuale configurazione. La fabbrica, rimaneggiata in forme barocche, si erge in posizione sopraelevata rispetto all'asse viario e retrocessa rispetto all'abitato, sì da essere preceduta da un ampio sagrato. L'armonia architettonica del nucleo primitivo è appena avvertibile e l'interesse compositivo va incentrato sul disegno della facciata, interpretata decorativamente con elementi mistilinei, a tratti eleganti e ricchi di movimento. Non si evidenziano grandi effetti scenografici ma lo spazio centrale, delimitato da due grosse lesene si impone grazie al coronamento di un timpano spezzato e arcuato, prototipo dei più ricchi fastigi presenti nel territorio casertano.
Il campanile, alleggerito da proporzionate aperture, è quasi in linea con la facciata. Due finte colonne in pietra, inglobate, affiancano il portale, immediatamente seguito all'interno da una piccola loggia che si sviluppa su tre archi sostenuti da pilastri forniti di acquasantiera in marmo policromo. La navata è coperta da un solaio piano arricchito da una pregevole pittura a tema, mentre la zona presbiteriale è conclusa da una volta campeggiata dalla SS. Trinità attorniata da angeli e, più in basso, dai quattro evangelisti.
L'altare, in marmo policromo, è sovrastato da una pala d'altare raffigurante la Cena in Emmaus; alle pareti laterali figurano episodi della vita di Gesù. Le porzioni dell'arco trionfale, sviluppato su pilastri ornati da lesene, ospitano le immagini di San Crisostomo e di S. Alfonso. A destra si apre una piccola cappella ornata a stucco e impreziosita da una S. Maria del Suffragio di P. De Majo. Nel complesso la raccolta iconografica di santi e martiri svoltasi dalle origini ai nostri giorni, rivela le caratteristiche della fede e della devozione in cui la comunità locale si identifica, prima fra tutte l'immagine della Santa Lucia Martire, qui molto venerata e solennemente ricordata. |
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
La Chiesa viene eretta tra il X e l'XI secolo nella piazza detta dentro la terra, la più antica di Marcianise. edicata inizialmente alla S.S. Annunziata, prende il nome di Annunziatella o Chiesiola quando alla Vergine viene innalzato un tempio ben più sfarzoso fuori delle mura di Marcianise, dove c'è spazio anche per gli edifici da destinare alle opere assistenziali, in primo luogo l'ospedale. Diventa autonoma rispetto alla Casa Santa nel 1590, quando viene costituita la congrega della Visitazione di Nostra Signora, i cui membri, con la loro opera elemosinaria, sovvenzionano i bisogni della chiesa e godono del diritto di sepoltura nella cripta sottostante. Non si conosce quando la Chiesetta assuma l'attuale nome. Le due tele poste sulle vele laterali dell'arco maggiore testimoniano, comunque, che vi continua il culto dell'Annunziata. La Chiesa, ad una sola navata, ospita un altare maggiore e due altari laterali.
Il dipinto dell'abside, parte ad affresco e parte a tempera, rappresenta il trionfo della Vergine circondata da Santi e personaggi del vecchio testamento; risale al XVII secolo. Alla stessa epoca si attribuisce il soffitto, ornato un tempo, di rose indorate. Sull'altare di sinistra, concesso dalla famiglia Sabaloni nel 1482, è collocata una pala lignea tardo gotica che raffigura la deposizione di Cristo, il più antico dipinto tra quelli presenti nella Chiesa. Sull'altare di destra era collocato un quadro rappresentante la visitazione di Nostra Signora andato
perduto, come quello raffigurante la Vergine delle Grazie posto anticamente sull'altare maggiore e successivamente sistemato in sagrestia. Gli arredi sacri, i mobili, le rendite degli stabili e dei terreni, la tabella delle messe di suffragio per i benefattori, sono descritti minuziosamente nella Platea.
La Chiesa per diverso tempo è stata chiusa al culto a seguito del degrado causato anche dal terremoto del 1980. Recenti lavori di restauro, sovvenzionati dalla popolazione, l'hanno consolidata ed hanno riportato alla luce, sul muro esterno, parte dell'antica costruzione: due monofore ad arco ogivale, una mezza monofora e un'edicola votiva raffigurante una Madonna. |
Chiesa di San Giovanni Evangelista in Airola
Non trascurabile sul piano della tipologia edilizia seicentesca, appare la Chiesa di S. Giovanni Evangelista ante portam latinam in Airola, situata nell'estrema periferia sud-ovest della città, circondata ancora oggi da numerosi lotti di terreno adibiti a coltivazione. Diciamo subito che la carenza di fonti storiche e documentarie sulle strutture della fabbrica, ci induce ad un'indagine attenta del sito dal quale ricaviamo una serie cospicua di elementi altrimenti difficili da reperire. L'organismo strutturale, per la verità alquanto modesto, si compone, oltre che della chiesa, di tre vani posti a sinistra dell'osservatore. La pianta dell'edificio religioso è rettangolare; fattuale soffitto risulta realizzato con travi metalliche con sovrastante copertura ad una sola falda inclinata.
Il piano di calpestio della costruzione è rialzato rispetto al livello stradale, mentre l'illuminazione interna è garantita da una vista a cielo situata sulla facciata e da altre due aperture rettangolari praticate nella parete destra di chi entra. La costruzione presenta scolpita sulla facciata la data della sua fondazione: MDCXXX (1630); ma risulta evidente che le sue strutture hanno subito nel corso degli anni interventi vari, tali da modificarne notevolmente l'antica identità stilistica, ad eccezione di tre vani che si conservano nella loro tipologia, identici agli ambienti medievali annessi al Castel Airola. I primi due sono sovrastati da un corpo di fabbrica al piano primo, mentre il terzo, che mostra il setto trasversale a confine con l'impianto strutturale del Castello, è coperto a terrazzo. L'esterno della chiesa presenta il portale con frontespizio arcato, concluso da un frontone triangolare; su tale elevazione, a lato, trova posto un piccolo campanile con due aperture terminante con un fastigio di forma triangolare. Nel suo insieme il disegno della facciata, sebbene dia un certo senso di organicità, appare piuttosto freddo, soprattutto a causa della limitata superficie contenuta entro le lesene binate che ne risultano appiattite. |
Chiesa di San Jacopo in Trentola
Ancora allo scenario architettonico cinquecentesco di Marcianise appartiene il piccolo complesso religioso di S. Jacopo (Santa Maria Assunta in Trentola) nella periferia meridionale della città, da collocare però su un piano di più modesta portata rispetto alle fabbriche sopra citate. I caratteri stilistici del monumento che si presenta oggi in un pessimo stato di conservazione, sono sconosciuti alla letteratura specialistica, per quanto già da tempo ne sia nota la sua collocazione cronologica. Questo singolare edificio sorge sullo stesso sito che nell'antichità, molto probabilmente aveva ospitato un tempio pagano. Le strutture della chiesa sono state assoggettate ripetutamente nel corso dei secoli a varie modifiche distributive ed a numerosi interventi restaurativi; ben visibile all'esterno della fabbrica, l'antico portale e parte dei muri perimetrali con contrafforti di epoca ancora imprecisata.
A tal proposito andrà sottolineato che sulla campana principale della chiesa appare la seguente scritta: S. Jacopo a.d. MDXXXXVI (1546), il che lascia supporre coincidente con questa data, il primo importante intervento di trasformazione della chiesa. La pianta dell'antico tempio si configura oggi come un'ampia aula rettangolare, coperta da travi in legno a vista, con sovrastante tavolato. Sulla zona ove sorge l'altare maggiore si conserva la cupola con otto finestrini, mentre l'ambiente adiacente destinato a sagrestia (di sicuro, questo, un corpo di fabbrica postumo) risulta coperta da una volta cilindrica con lunette coniche; in quest'ultimo locale è ancora visibile un finestrino ricavato in un portale murato. Va sottolineata la presenza di due colonne laterali all'ingresso della zona del presbiterio, in pietra di tufo, così come ancora in tufo appare la struttura dell'altare principale della chiesa. |
Chiesa di Santa Maria della Sanità
Il culto nacque dall'operato di Fra Marco Maffei, una delle figure più prestigiose della Controriforma napoletana. La costruzione trae origine da una Cappella Gentilizia sorta nel 1631, appartenente alla famiglia Di Caprio. come evidenziano due epigrafi scolpite nel marmo e poste all'interno della chiesa. La prima di queste, nella parte iniziale del testo, così recita: D.O.M. HANC ECCLESIAM IN HONOREM SS. VIRG. MARIA E SUB TITULO SANITATIS DICATAM SACELLUM OLIM GENTILITIUM FAMILIAE DE CAPRIO...
La seconda, inizia con le seguenti testuali parole: FAMI LI AE DE CAPRIO ERAM GENTILITIUM SACELLUM...
Nel trattare del culto di S. Maria della Sanità in Marciasse, Raffaele Musone così scriveva di questa cappella: "...Sulla porta d'ingresso era scolpita un'iscrizione, la quale con l'andar del tempo fu tolta: vi si leggeva che nel 1631 i fratelli, Sabatino, Protonotario Apostolico e Alessandro De Caprio, ebbero cura di costruirla...".
Il linguaggio architettonico del primo nucleo della fabbrica, impostato su canoni e forme semplici, rispecchia appieno lo schema dell'edilizia religiosa dell'inizio del '600. Sebbene rappresenti solo una parte dello scheletro fondamentale, questo linguaggio costituisce tuttavia un ingrediente di primaria importanza per l'interpretazione dei caratteri stilistici della costruzione che, pur non raggiungendo un livello d'arte elevato, dovette raggiungere un'espressione di un buon artigianato locale. Ben diverso da quella attuale la facciatina originale della chiesa: basata su linee di estrema semplicità, di sicuro meno slanciata, era inserita in un contesto edilizio senza nessuna emergenza, già chiusa su due lati in quanto innestata in un complesso di case a blocco, tali da formare una cortina continua e parallela alla strada.
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