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Pro Loco Marcianisana - Città di Marcianise (Caserta): vi trovate in Alle porte di Terra di Lavoro
 
 
I figli illustri di Marcianise da Cenni storici della Città di Marcianise dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
 
Federico Quercia
Nacque a Marcianise nel 1824 da Angelo Quercia, valoroso Maggiore dell'esercito Napoletano.
Ancora giovane fu mandato a Napoli, ove studiò Lettere col Mirabelli e col Puoti; Fisica e Diritto Naturale col Palmieri; Filosofia col Colecchi e Galluppi; Diritto col Savarese, Pisanelli e Manna.
Si laureò in diritto e letteratura nel 1846.
In quei tempi di tirannide e schiavitù, la sua voce si levò alta a difendere idee di libertà e patriottismo, che condivideva con ami¬ci carissimi, quali Enrico Pessina, Carlo Poerio, Silvio Spaventa, Ruggiero Bonghi, Federico Persico, Luigi la Vista, Domenico Morelli, e quanti ingegni eletti vissero in quei tempi a Napoli del palpito di Italianità.
Perseguitato dalla Polizia Borbonica, languì una prima volta in carcere ben 18 mesi, e poi, arrestato più volte, passò per le carceri di S. Maria Apparente, S. Francesco e Castel dell'Uovo.
Nel 1847 aprì un corso di Filosofia e letteratura, ma la polizia nel 49 gli chiuse la scuola, confiscandogli tutti i beni ed i libri, che formavano il suo più sacro patrimonio.
In quell'anno si arruolò volontario nell'esercito del Generale Pepe e fu ferito in combattimento.
Nel 1851 riaperse la scuola, ma di nuovo fu interrotto il corso, di nuovo fu menato in carcere, di nuovo si confiscarono quei libri che egli con grande pertinacia aveva ricomprato; per giunta l'ispettore Campagna ardeva i suoi manoscritti, recandogli immenso dolore.
Dal dicembre 1856 al maggio 1857 visse latitante, perché minacciato di essere di nuovo arrestato; peregrinò per vari paesi e passò vario tempo a Montecassino, dove fu intimo dell'Abbate Tosti e di Capecelatro, che poi fu Arcivescovo e Cardinale di Capua, insigne scrittore.
Nel 1860, dopo essere stato di nuovo in carcere, fu esiliato con Pessina, Bonghi, Persico ed altri, così come ne parla il De Cesare nel suo libro La fine di un regno.
Riparò a Firenze, ove collaborò al giornale La Nazione; ivi conobbe Cavour ed altri eminenti uomini politici, e fu finanche presentato a Vittorio Emanuele II Padre della Patria.
Successivamente seguì la spedizione dei Mille come giornalista, ed attraverso la meravigliosa epopea Garibaldina, vide finalmente compiersi, di tappa in tappa, di eroismo in eroismo, il suo sogno, l'unità e l'indipendenza della Patria, che egli aveva vista sull'orizzonte della sua giovinezza, come una lontana speranza e come una vetta da raggiungere, divenuta una palpitante e miracolosa realtà.
Fu latore di ambasciate segrete del Gran Re a Garibaldi, e finalmente potè ritornare nella sua Napoli diletta, ove fondò e diresse il giornale La Patria, e collaborò col Bonghi al Nazionale.
Nel 61 fu nominato Professore Pareggiato all' Università di Napoli in Letteratura italiana, e dettò tre prolusioni applauditissimc, che furono stampate.
Scrisse una critica alla Storia della Letteratura italiana di Cesare Canni, tre volte ristampata, che gli fruttò le lodi del Settembrini, del De Santis, Del Vannucci e di Alessandro Manzoni, che gli scrisse una lettera assai cortese.
Nel 1864 fu eletto Presidente del Primo Congresso Nazionale Musicale; la legge pubblicata nel 66 porta i suoi concetti.
Nel 66 fu nominato Preside del Liceo di Capua, e nel 67 Provveditore agli studi della Provincia di Terra di Lavoro ove fondò e migliorò scuole e Licei.
Uomo di eletto ingegno, di anima purissima e grande modestia, non accettò cariche onorifiche, non volle onori, e rifiutò risarcimenti ai tanti danni patiti per causa politica.
Tra i figli gloriosi di Marcianise, Federico Quercia si eleva, con la sua figura di sereno asceta, come un Maestro ed un iniziatore. Ogni moto lo ebbe fra i primi ed ogni appello lo trovò pronto, saldo nella propria passione, deciso ed inflessibile; non gli bastò l'opera che svolgeva dalla cattedra, volle combattere, rischiare la vita, la prigione, l'esilio.
Nello stesso tempo dava alle stampe romanzi e liriche di notevolissimo valore, di cui riportiamo qui appresso l'elenco.

Scritti e Pubblicazioni

Trascriviamo solo le principali:
Della poesia religiosa - Stamperia del Vaglia 1854.
L'opera in musica dal Pergolesi al Verdi - Stamperia Gazzetta Musicale 1855.
Saggio storico e critico della pittura napoletana -Dal Solimena al Morelli 1855.
Delle poesie di Aleardo sul Nomade 1858.
Luigi e Giulia, racconto dei nostri tempi: romanzo - Stamperia Nazionale 1861.
Della Storia della Letteratura italiana - Stamperia De Angelis 1865.
I Misteri del Chiostro di Napoli - Canti tre - Stamperia Nobile - Caserta 1867.
Per le Nozze delle loro Altezze Reali Umberto e Margherita - Stamperia Nobile 1868.
Del libro di testo nelle scuole - relazione al primo Congresso
La Scuola e la Società - parole dette all'inaugurazione dell'Asilo di Marcianise - Stamperia Nobile 1869.
Jacopo Sannazzaro - uomo politico e poeta - 1870. S. Tommaso D'Aquino e la Scolastica - Caserta 1893.
In morte di Vittorio Emanuele II - 1877.
L'Apoteosi di Vittorio Emanuele 20 settembre - Tipografia Marino Caserta.
Discorso su Francesco De Sanctis - delle speranze e delle opinioni degli italiani dopo il 1848.
Una madre - Romanzo.
L'Angelo delle ispirazioni - traduzione dal francese di una leggenda di Margherita di Savoia.

Nel Gennaio 1900 Quercia fu commemorato a Caserta, nel salone del Liceo Giannone; del Comitato fu Presidente Pessina; per l'occasione fu scolpito un busto, che si conserva nel Palazzo Provinciale di Caserta, e fu pubblicato un numero unico dalla Tipografia Marino.
Nel 4 Maggio 1924, centenario della sua nascita, sorse in Marcianise un comitato di Professionisti, con a capo il Notaio Nicola Gaglione, Podestà di Marcianise, ed organizzò con nobile iniziativa degne feste centenarie all' Illustre Cittadino.
Alla commemorazione pigliarono parte tutte le Autorità della Provincia ed onorarono di loro presenza i figli, Comm. Camillo, Capo Divisione al Ministero dell'Educazione Nazionale, e Signora Margherita, Fiduciaria Federale delle Giovani Italiane; l'On. Giovanni Porzio con una smagliante orazione ricordò i grandi meriti del Quercia, all'atto in cui veniva scoperto un ricordo marmoreo, vicino alla casa ove egli nacque, in Via Duomo, con la sue effigie in bronzo e con la seguente scritta:
A
FEDERICO QUERCIA
DANTISTA FILOLOGO LETTERATO
CHE NEL PURISSIMO ARDORE
CONSACRATO ALLA LIBERTA' ED UNITA' DELLA PATRIA
EBBE DAL BORBONE
CARCERE ED ESILIO
LA TERRA NATALE ORGOGLIOSA DI LUI
NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA
SULLA CASA OVE APRI' GLI OCCHI ALLA LUCE
Q.M.P.
1824 - 1924
 
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