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particolare volta duomo
 
Pro Loco Marcianisana - Città di Marcianise (Caserta): vi trovate in Alle porte di Terra di Lavoro
 
La città
Marcianise è situata all'altezza dell'importantissimo nodo autostradale di Caserta Sud, e località dello scalo di smistamento del nodo ferroviario napoletano fra Marcianise e Maddaloni, è sede del Polo Orafo e del Polo Coralli, nonché di numerose aziende manifatturiere, informatiche e chimiche di rilevanza nazionale ed internazionali, facente capo al comprensorio Zona ASI, condivisa con i comuni limitrofi di Maddaloni, Caivano, Acerra e Teverola, che fa di questa la seconda zona più industrializzata d'Italia. Da evidenziare l'importante presenza delle industrie del settore lattiero caseario facente capo al consorzio della mozzarella di bufala campana. Un tempo fertilissimo il suolo, coltivato fino agli anni sessanta del ‘900 intensivamente a canapa, è stato successivamente coltivato prevalentemente a tabacco. Particolare la coltivazione dell'uva fragola, che produce un vino rosato chiamato fragolino.
È anche un'importante platea scolastica. Un palazzo nel centro storico è sede didattica di due corsi di laurea della classe 42 (disegno industriale) afferenti alla facoltà di Architettura, con sede in Aversa, della Seconda Università degli Studi di Napoli. La zona è abitata da epoche remotissime. Moltissime le sepolture da quelle a cassetta, usate dagli Etruschi della vicina Capua fino ad arrivare all'età romana. Non è stato mai compiuto uno studio sistematico a causa dell'intensa depredazione da parte dei tombaroli.
Incerta l'origine dell'attuale abitato, fondata probabilmente nel V secolo dopo cristo da bande di Ostrogoti che si rifugiarono in queste zone impervie, rese paludose dalle frequenti inondazioni del fiume Clanio, dopo la sconfitta da parte dei Bizantini, i quali probabilmente si mescolarono a consistenti elementi Oschi, abitanti la vicina cittadina di Trentola (dal latino Tritula, grano). A giudicare dall'architettura dell'attuale centro storico si direbbe che abbia subito la distruzione da parte delle orde saracene che nell'861 distrussero Capua e la successiva ricostruzione secondo la medesima architettura in vicoli stretti, sormontati da archi, che forse fungevano da porte le quali venivano chiuse di notte. Dopo la formazione del Ducato di Capua, Marcianise assegnato a quest’ultimo e ne seguì le vicende. Col passare degli anni la zona divenne sempre più malsana, tanto che la vicina Trentola venne interamente abbandonata, dopo una epidemia di colera.
La leggenda vuole che Marcianise fosse stata risparmiata per l'intercessione del SS Crocifisso il 25 Luglio 1706. Si decise di festeggiare ogni anno tale avvenimento, ma data la natura agricola dell'economia del paese, per non interferire con le coltivazioni fu scelta come data dei festeggiamenti la seconda domenica di settembre. In questa data si celebra annualmente la festa del santissimo crocifisso (a’fest ro’riggfiss), allietata da canti e balli polopari, con l'uscita dal duomo ogni quattro anni del crocifisso miracoloso, portato in giro per la città a far rivivere l'evento come si svolse allora.
Presso la chiesa di S.ta Veneranda ancora si conservano i resti dei deceduti in quei lontani tempi. La situazione, sanitaria ed economica, finalmente cambiò con la realizzazione dei Regi Lagni che ha comportato la bonifica della zona e la trasformazione dell'economia con l'introduzione intensiva della coltivazione della canapa, protrattasi fino ai tempi moderni. Interessante notare che proprio per l'insalubrità del territorio poco prima dell'abbandono di Trentola in essa fu fondato un monastero dominicano nel quale venivano relegati i monaci in punizione. Durante i periodo napoleonico sembra che nel vicino castello di Loriano abbia soggiornato lo stesso Napoleone Bonaparte, è certo che tale castello venne occupato per lungo tempo da una guarnigione francese.
Delle oltre cento chiese del circondario sono rimaste pochissimi esemplari. Notevole la chiesa della Santissima Annunziata, di gusto barocco ricca di affreschi della scuola napoletana, mentre nel Duomo è conservato il Crocifisso miracoloso, scultura lignea di scuola Veneziana (Giacomo Colombo). Notevole la raccolta libraria antica presso il convento dei francescani, ricca di migliaia di volumi e manoscritti. Molto fornita anche la biblioteca comunale. Il castello di Loriano (XV Sec.) conserva ancora le torri, mura e la chiesa interna, mentre quello di Airola (XI sec.), assegnato interamente a privati ha visto snaturata la fisionomia. Rimangono riconoscibili solo un torrione, le mura e la limitrofa chiesa. Il sottosuolo è inoltre costellato di svariati cunicoli che collegavano i vari punti difensivi con il Duomo (chiesa di San Michele Arcangelo).
 
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Una nobile iniziativa
Esiste nel nostro Duomo una venerata Immagine di Gesù Crocifisso, pregevole Statua in legno dell'insigne Scultore Giacomo Colombo, acquistata nel 1706. Verso di essa il popolo di Marcianise è legato da un infinito amore e da una fervente devozione, perché in diverse calamità, pubbliche e private, ha dato segno tangibile di speciale protezione.
Va ricordato, fra le tante, che nel Giugno-Luglio 1837 un terribile colera infieriva nella nostra zona, a migliaia le vittime erano falciate; in quella spaventosa evenienza il popolo ricorse al suo Crocifisso implorando il provvido intervento; in quella occasione si gridò al miracolo perché nessun cittadino di Marcianise fu colpito dal terribile male.
A ricordo di quell'importante avvenimento il 25 Luglio 1837 il popolo di Marcianise, con a capo le Autorità, si raccolse nella piazza centrale, ove fu redatto da un Notaio un pubblico strumento nel quale fu stabilito celebrare quella data come festa a tutti gli effetti civili e religiosi. Intanto ogni anno si celebrano i festeggiamenti in segno di rinnovata ed imperitura devozione a quel Crocifisso. Da due anni a questa parte si è presa una nobile iniziativa: una Commissione composta dal Sindaco Prof. Capone Vincenzo e dai Proff. Gabriele Trovelli e Scialla Federico, Redattore Regionale del quotidiano Roma, spinta da un soffio rigeneratore di civile progresso, ha ritenuto opportuno elevare il tono delle manifestazioni popolari di vecchia tradizione, starei per dire non rispondenti più alla evoluzione dei tempi, creando un concorso Nazionale di pittura intestandolo a due illustri artisti concittadini Onofrio Buccini e Paolo De Maio.
L'iniziativa, che per i due anni passati ha riscosso notevole successo, merita di essere incrementata e potenziata, soprattutto perché è un ammirevole impulso verso il campo intellettuale, in questi tempi in cui i valori etici, spirituali e morali sono in decadenza, di fronte all'incalzante predominio dei valori materiali.
 
Storia e cultura
Situata tra Napoli e Caserta in una pianura di notevole interesse agricolo-industriale, Marcianise è tra i territori più importanti della millenaria Terra di Lavoro, fulcro di un vasto agglomerato urbano, caratterizzato da un'elevata fertilità del suolo. Rilevante nodo di comunicazione, è facilmente raggiungibile dall'autostrada del Sole (uscita Caserta Sud) ed è ben collegata da una linea ferroviaria funzionale lungo la trasversale Caserta-Aversa. L'abitato segue la struttura distributiva delle strade secondo uno schema pressoché ortogonale e risulta formato prevalentemente da tipiche case a corte. Tra gli insediamenti che a breve scadenza interesseranno il polo industriale vi è quello del nuovo Scalo Merci delle Ferrovie dello Stato.
Controverse appaiono le origini della città, di sicuro molto antiche. Le recenti evidenze archeologiche, costruite da tratti di necropoli di epoca preromana, sembrano consolidare sempre più l'ipotesi dell'esistenza fuori dell'attuale centro abitato di Marcianise di antichi nuclei insediativi distribuiti in villaggi. L'impianto urbanistico della città è impostato sulle tracce della centurazione romana dell'ager campanus, e presenta, pertanto, il suo nucleo racchiusi tra i cardini e i decumani di una centuria. La storia della città diventa più facilmente delineabile a partire dal periodo legato alla dominazione longobarda, poi a quella normanna, alle quali fecero seguito gli anni della dipendenza del Casale di Marcianise dagli arcivescovi di Capua.
Procedendo nel tempo fino all'epoca della dinastia Angioina, va rilevato che dopo la morte della regina Giovanna, la città venne coinvolta in complicate vicende legate alla successione al trono tra le fazioni angioine e aragonesi, finché nel 1436 fu ceduta ad Alfonso d'Aragona. Nei primissimi anni del Cinquecento, il dominio feudale su Marcianise fu espletato dal Duca di Termoli, Andrea de' Capua, e di lì a poco la città fu assoggettata nuovamente alla tutela capuana. Durante la stagione borbonica, il territorio fu interessato dagli interventi di re Carlo III per il prosciugamento degli acquitrini nella zona denominata Ponte Carbonara, nonché da alcune significative realizzazioni urbanistiche nel centro storico.
Con gli inizi dell'Ottocento, Marcianise fu costituita a Comune, e a seguito della Legge Napoleonica del 1806, divenne Giurisdizione di pace. E' patria del frate domenicano Marco Maffei (sec. XVI-XVII), del pittore Paolo de Majo (sec. XVIII), dello scultore Onofrio Buccini (sec. XIX) e dei letterati Domenico Musone e Federico Quercia (sec. XIX). Tra le bellezze della città c’è da menzionare sicuramente il Castello di Loriano. Il Castello di Loriano (sec. XV) è stato probabilmente realizzato da maestranze aragonesi. Un tempo tra i più significativi edifici fortilizi di Terra di Lavoro, oggi purtroppo versa in uno stato di avanzato degrado. La costruzione è ubicata nell'estrema area meridionale dell'abitato di Marcianise, lungo la provinciale Loriano-Trentola. Il Castello, in origine immerso in un estesissimo bosco, era circondato da un fossato e doveva vantare una facile difesa sui due lati principali. Di notevole interesse le due torri cilindriche di guardia (in origine merlate) e il corpo destinato alla dimora dei signori feudatari.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
La Porta Pretoria
E' detto innanzi, che addossata al palazzo Messore, in Piazza Umberto Io, ove trovasi attualmente lo stemma, vi era la Porta Pretoria.
Fino al 1872, i nostri vecchi notarono che sussisteva di essa ancora il solo battente destro, rafforzato da spranghe di ferro; degno di rilievo è il fatto che in quel posto, in quell'anno, dovendosi abbattere quei resti, per la definitiva sistemazione della Piazza, furono trovate sotto alcuni calcinacci due monetuzze, recanti l'effige della lupa che allatta Romolo e Remo. Lo Iannelli le esaminò, come risulta dal suo trattato, e sostenne che esse erano dell'epoca dell'Imperatore Costantino. A parte la erroneità di questa affermazione, il De Paulis osserva essere sorprendente trovare nei calcinacci di costruzioni in Marcianise, monete, sia anche del tempo di Costantino; ciò significa che quelle costruzioni dovevano assolutamente esistere all'epoca di Costantino Imperatore. Come ci spiega adunque lo Iannelli questo particolare di caratteristica e peculiare importanza? Monete poste ivi in epoca posteriore; tralascio ogni considerazione su questo modo di ragionare.
L'arco di detta porta, di travertino scannellato, era sormontato da uno stemma in marmo bianco, quello di già cennato, e nella spalletta di detto arco, nella sua facciata interna, vi era una grossa pietra, oggi sita sotto lo stemma, su cui leggesi an-cora la seguente scritta Iussu Imp. Caesaris qua aratrum ductum est (per volere di Cesare Condottiero, fu fissato questo solco, per dove passò l'aratro).
Mi affretto subito a chiarire, per diradare equivoci, che Caio Giulio Cesare ebbe il titolo di Imperatore, non perché fosse stato effettivamente Imperatore, Capo dello Stato, ma perché questo appellativo ai suoi tempi si dava ai Comandanti Supremi, quelli cioè che avevano ottenuto per lo meno un Trionfo, perciò ho spiegato l'Imperator della scritta con la parola Condottiero.
Lo stemma e la pietra furono bersaglio di controverse argomentazioni; essi, come dimostrerò, sono di una importanza decisiva.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
La Pietra
Questa venne dichiarata autentica alcuni anni or sono dal tedesco Federico Von Dunh, archeologo della scuola di Momsen e membro dell'Accademia di Roma, venuto a Marcianise per raccogliervi notizie e copie di monumenti antichi. Se effettivamente il suo posto di origine fu proprio indicato, cioè sotto l'arco della porta Pretoria, premessa la scritta, essa non può avere altro significato che determinare il punto ove partì l'aratro per delimitare i confini della Cittadella di Marcianise.
Lo Iannelli intravedendo la importanza decisiva di argomento, si affretta ad affermare che essa originariamente doveva trovarsi altrove; cita a confronto di questo assunto lo storico Pellegrini, che nel suo libro Apparato delle antichità di Capua scritto nel 1651, così si esprime quella iscrizione leggesi nello stesso modo in due nostri marmi, uno dei quali è in Capua, appresso la Chiesa di S. Bartolomeo, ma cotanto mozzo, che appena vi son rimaste le parole; l'altro è del tutto intero nel nostro Casale di Marcianise, appresso la Chiesa di S. Carlo, verso l'occidente d'inverno, et nella stessa maniera dovette essere stata scolpita anche negli altri marmorei termini del Territorio della medesima Capuana colonia, collocati nei luoghi segnati col solco dall'aratro.
Lo Iannelli osserva che, se il Pellegrini con la pietra avesse anche notato l'arco della porta, non avrebbe detto presso la Chiesa di S.Carlo, ma avrebbe certamente fatto cenno della porta, che era argomento archeologico forse più valido della pietra. Osserva, infine, che la pietra non è altro che una delle tante, collocate sui confini del territorio concesso alla Colonia di Capua, come are lapidee, secondo il detto d'Igino, o semplici lapidi, secondo Tacito, o termini litterarii e cippi inscritti, secondo il Mazzocchi, mercè i quali, posti a varie distanze, vennero designati i confini della pertica o agro Campano, (questa è una supposizione).
In risposta a tanto, il De Paulis innanzi tutto osserva che la pietra, al posto indicato, trovavasi incastrata nel pietritto del-l'antichissima porta, fra altri lastroni di pietra viva, in modo simmetrico o definitivo; che essa era dell'enorme peso di circa 1700 chilogrammi, e non vi sarebbe stato lo scopo che compensasse l'incomodo del difficoltoso trasporto che effettivamente, al posto dove era collocata, trovavasi presso la Chiesa di S. Carlo, nella direzione indicata; e che se il Pellegrini non fece cenno della porta e delle mura, tale mancanza costituisce un fattore negativo, che non vale a distruggere il positivo; inquantochè, non basta dire che il Pellegrini non fece cenno della porta e delle mura, per dedurne con argomento serio, che essi non esistessero, quando si sa che l'editto di Consalvo categoricamente parla di mura e fossati. Rilevato che il Pellegrini scrisse nel 1651, mentre l'editto è del giorno 11 marzo 1506, la parola del Pellegrini resta inesorabilmente smentita dallo editto stesso. Ma il De Paulis non si sofferma a queste semplici considerazioni per esaurire questo argomento; per pervenire a risultati ancora più decisivi, approfondisce la sua indagine sulla natura dei cippi, lapidi, termini perticali, da cui ne trae come legittima conseguenza, che la nostra pietra era un cippo urbico; che essa necessariamente doveva trovarsi a quel posto e deve avere il suo naturale valore archeologico.
Presso i Romani, i cippi erano di varia specie, cioè terminali, verticali, lapidei, urbici, e ciascuno aveva una diversa forma e caratteristica. Erano terminali quelli che segnavano le distanze da un luogo all'altro, detti pure colonne miliari, perchè vi si scrivevano i nomi delle strade e servivano di guida al viandante.
Erano lapidei quelli che ponevansi per marcare i confini delle aree sepolcrali, e portavano varie iscrizioni, tra cui quella indicante la misura di terreno, che si riteneva consacrato alla sepoltura di certe famiglie, e dicevansi anche cippi in pedatura monumenti, poiché presso i Romani stimavasi gravissima colpa la profanazione di una area sepolcrale.
Erano perticali quelli che segnavano i confini di una colonia delimitandone l'agro o pertica, nome che derivava da una misura agraria presso i Romani. Questi cippi avevano una caratteristica speciale che li distingueva da tatti gli altri; erano cioè fregiati di due iscrizioni in due facce opposte, prospiciente l'una l'agro o pertica della colonna, l'altra l'agro confinante; finem coloniae et coloniae affìnes, come afferma lo storico Giulio Igino nel suo trattato De limitis costituendis, ed anche il Mazzocchi.
Da ciò si evince chiaro che un cippo non può mai dirsi perticale, se non ha la doppia epigrafe. Ebbene, fino ad un certo tempo, vi fu il dubbio sulla nostra pietra, cioè finché fu incastrata nel muro; ma quando, nel 1872, fu abbattuto il residuo arco della porta, per la sistemazione della nostra piazza centrale, e la pietra fu rimossa dal suo posto, svanì ogni dubbio, perchè la faccia opposta alla scrittura si presentò ruvida e rocciosa, senza alcuna parvenza di scrittura.
Se queste sono verità storiche, bisogna lealmente convenire che la nostra pietra non è nè un cippo terminale, nè lapideo, nè perticale, ma è un cippo urbico.
In merito ai cippi urbici, si apprende dalla storia che essi segnavano il posto ove compivansi i riti ed i sacrifici augurali, per la fondazione di nuove colonie e nuove Città; essi erano collocati nel luogo donde l'aratro, affondandosi nel terreno, cominciava a delimitarne i confini o pomerium. Si rileva in Plutarco che, su detti cippi, per onore si segnava il nome del fondatore della colonia o città, quegli che il più delle volte compiva il nobile gesto di affondare e guidare l'aratro di propria mano. Ordinariamente per le grandi colonie o città, l'onore era devoluto al Capo dello Stato, e dove questi non poteva intervenire, gli si concedeva lo stesso, scrivendo il nome sul cippo, per conferire prestigio e vanto alla colonia che sorgeva.
Da queste considerazioni, tenendo presente la iscrizione sulla nostra pietra Iussu Imp. Caesaris qua aratrum ductum est, e tenendo presente vieppiù, che la nostra colonia sorse perché Cesare aveva concesso queste terre, se ne trae come legittima conseguenza, che la nostra pietra ha autentico valore storico, trovandosi collocata sotto l'arco della porta principale, donde effettivamente dovette partire l'aratro per delimitare i confini della nostra Cittadella.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
Lo Stemma
Questo trovavasi sull'arco della Porta Pretoria, ed oggi, come ho detto, è sito al centro della facciata del palazzo Messore; esso è ancora intatto ed è scolpito come segue: il campo è circondato da una periferia ovale, ed in esso rilevasi una torre, su cui si impiantano tre altre piccole torri, una maggiore in mezzo e due minori ai lati di essa, tutte e tre merlate, ciascuna avente un finestrino ovale. La porta di ingresso appare chiusa e, fuori di essa, a breve distanza fa mostra di sè un guerriero di sentinella, vestito ed armato prettamente alla romana cioè con elmo crisato, col petto guarnito da una corazza laminata, a squame di pesce, cinto di spada senza guardia sull'elsa e coli' ocrea a ciascun piede. Quel guerriero si appoggia ad una roccia, con la mano destra raccoglie l'orecchio per origliare, e con la sinistra stringe la spada per assicurarsi di averla pronta; addossato alla roccia, tiene uno scudo il cui campo è trisecato da due fasce parallele.
Assume il De Paulis che la marcata singolarità dello stemma, in rapporto alla costruzione della Cittadella, caratterizza perfettamente l'indole militare della nostra prima colonia. Egli ravvisa la porta scolpita nello stemma, come la copia fedele dell'originaria porta pretoria, ed il guerriero nell'atteggiamento guardingo, come il simbolo della colonia, che doveva essere sempre vigile e pronta ad ogni chiamata e ad ogni eventuale aggressione.
Lo Iannelli assume che lo stemma ha le caratteristiche medioevali, e si intrattiene lungamente sulla foggia del vestire, specie del cappello piumato e dello scudo trisecato. Non ritengo opportuno, per la brevità che mi son proposta, indugiarmi troppo su questa parte della polemica, ritengo piuttosto utile fare qualche cenno delle diverse opinioni sulla personificazione del guerriero.
Lo Iannelli ravvisa in esso quel tal Duca di Termoli, di cui innanzi ho parlato; ma si ritiene erronea tale affermazione, per la brevità di tempo in cui ebbe giurisdizione su Marcianise, e soprattutto perché sarebbe stato irriverente dipingere quel valoroso Capitano in atteggiamento di sentinella guardinga.
Vi fu chi ravvisò nel guerriero l'Arcangelo S. Michele, riferendosi alla costruzione della Chiesa fatta dai principi Longobardi a lui devoti, ma errò perché questo Santo, Principe delle schiere celesti, avrebbe dovuto essere dipinto con le ali, che il guerriero non ha, e poi sarebbe stato ingiurioso dipingerlo sotto forme così umili e modeste.
Vi fu infine chi dall'origine etimologica della parola Marthanisium volle ravvisarvi il Dio Marte, ed errò parimenti, perché nessun monumento antico di scultura e pittura osa riportare il prediletto figlio di Giunone, come una modesta sentinella sospettosa.
La interpretazione più attendibile è quella del De Paulis.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
La Porta Decumana o Atellana
Ed ora un breve cenno sulla porta Decumana o Atellana. Un documento indiscusso della sua esistenza si ebbe dai ruderi dissotterrati nell'Aprile del 1878, per costruire il viadotto dell'attuale Via Atella; all'altezza della fontanella furono rinvenute le fondamenta di due mura tra loro parallele, distanti l'una dall'altra circa 6 metri, di struttura e materiali antichissimi, di notevole profondità e grossezza (circa un metro e 35 ciascuna). Certo quelle fondamenta dovettero servire di base a costruzione alta e pesante, data la loro entità e grossezza; orbene, data la loro ubicazione e la distanza intermedia, esse indubbiamente dovevano essere le fondazioni della porta. E che sia così, si evince anche da un altro particolare: in direzione di esse, fino al 1870 notavasi addossato alla casa Ferraro un rudero di muraglia antichissima, che non troverebbe giustifica e spiegazione.
Questa porta all'interno era preceduta da un porticato, che partendo dalla torre attigua, si spingeva fino all'altra torre, sita come ho detto nelle vicinanze del trivio di Via Duomo; il porticato da una parte poggiava sul muro di cinta e, dall'altra, su colonne di pregiato granito. Di queste colonne, parecchi ruderi sono attualmente sparsi per Marcianise. Una trovasi all'angolo di Via Monte dei Pegni e via Duomo; un'altra nell'androne di casa lovine; un'altra sorregge il loggiato interno di casa De Franciscis; un'altra sta come termine lapideo con lo stemma A.G.P. in piazza Umberto I.; altre sono sparse ancora per Marcianise, e quattro, rimartellate e congiunte, formarono le due colonne che ornano la porta principale del nostro Municipio, sorreggendo il balcone centrale.
Ho detto innanzi, che dalla porta Decumana si prolungava l'arteria principale che al trivio croce si immetteva nella Consolare che congiungeva Capua ad Atella, che per tal ragione fu chiamata pure Atellana.
La disamina di questo assunto e la sua documentazione archeologica e storica costituiscono una delle dimostrazioni fon¬damentali della origine romana di Marcianise, così come dirò.
E' incontestabile ormai che l'antica Capua fra le sue sette porte ne aveva una che si chiamava Atellana, ed era precisamente quella donde usciva la via che la congiungeva ad Atella; è solamente controverso se questa passasse per il punto indicato, trivio croce, o per altro posto.
Lo storico Francesco Maria Pratilli, al quale fa capo il Can. Iannelli, unico ad occuparsi di tal via, ne determina questo tracciato: Dalla Porta Atellana di Capua usciva certamente quella Via che ad Atella, per diritto sentiero, menava, e di là poscia a Napoli. Cominciava essa presso le cinque vie della Cappella della B. V. delle Grazie, che chiamano di Macerata, conducendo a destra di detto villaggio. Di là passava a traverso dei due nostri villaggi di Casalba e di Portico; passava poscia il Castello di Airóla, e quindi tirando direttamente al Castello di Casapuzzana, terminava la via in Atella. Queste sono le precise parole, scritte a pag. 336-338 del suo volume. Orbene, esaminando la posizione topografica dei luoghi, si ha la sensazione che il Pratilli non dovette mai vederli, perché se li avesse visti, non sarebbe caduto in un assurdo topografico così evidente.
In effetti, tracciando la via secondo le direttive del Pratilli, sono tali le astruse tergiversazioni che fa, da distruggere completamente la maestria degli antichi Romani nella costruzione delle arterie principali, che noi oggi ammiriamo nella Casilina, nellAppia ecc.
Difatti, la cennata Cappella della B. V. trovasi nella frazione, una volta detta Casalba; partendo dal punto delle cinque vie presso di essa, la via scende per un buon tratto verso sud, poi ripiega quasi ad angolo retto verso Macerata e raggiunge il quadrivio presso la Parrocchia di S. Martino; da questo punto scende verso sud il rettilineo che conduce a Portico, ed a lato di esso verso ovest, una così detta Cupa che non attraversa il villaggio di Portico, ma lo rasenta dal lato ovest. Di questa cupa, dopo un tratto oltre Portico, si perdono le tracce; secondo il tracciato del Pratilli, questa cupa sarebbe l'antica Consolare il cui prolungamento, passando nei pressi del Macello Pubblico di Marcianise, a circa un miglio di distanza dalla Città, raggiungeva il fondo di Airola, dal quale poi partiva un rettilineo che, passando per Casapuzzana, portava direttamente ad Atella.
Va osservato, innanzi tutto, che questa Cupa non può essere la Consolare, perché non passa per Portico, come vuole il Pratilli, ma molto ad ovest di esso; va osservato ancora che per accreditare questa congettura, bisogna completamente abbandonare il rettilineo che congiunge Macerata e Portico, che effettivamente lo attraversa; che è necessario ipotizzare una via che non esiste più, dando corpo alle ombre, e non tener presente la via di rilevante importanza che da Portico mena a Musicile e Marcianise.
Aggiungasi a tanto che dal fondo di Airola, per raggiungere l'antica Atella, sita ove trovasi S. Arpino, non doveva in nessun caso passare per Casapuzzana, sita molto ad est di un eventuale rettilineo.
Insomma, la costruzione del Pratilli non è attendibile; prima per la impossibilità del tracciato, secondo perché egli ha immaginato nella sua fantasia tale strada, per i calcoli delle sue possibilità, ma non ha per nulla documentato l'assunto; terzo perché non si spiegherebbe la scomparsa della famosa Consolare, arteria di grande importanza, ove certamente dovette passare Nerone quando andò a Cuma, e la nuova costruzione di un'arteria principale, qual è quella che da Portico mena a Marcianise, che passando per il trivio Croce raggiunge in un magnifico rettilineo, la frazione di Casapuzzana.
La costruzione adunque del Pratilli è fantastica e macchinosa, e conforta sempre più il preconcetto che, per essere egli cittadino della nuova Capua, risente della stessa prevenzione degli altri storici nei riguardi della nostra Città.
La Consolare adunque Capua-Atella non può essere altra che quella che passava per il trivio croce di Marcianise; questa è una verità storica dimostrata e conclamata da vari elementi, come qui appresso dimostro:
1) Nel 1859 furono praticati alcuni scavi per la sistemazione della via che da S. Giuliano mena a Casapuzzana, ed in vari punti furono rinvenute tombe contenenti vasi e stoviglie di carattere prettamente romano, nonché varie monete tra cui alcune di argento, recanti l'effigie dell'Imperatore Traiano. Non è il caso di ricordare che presso gli antichi Romani era costumanza costruire tombe talvolta monumentali, sui limiti delle vie campestri (si ricordi la tomba di Cecilia Metella sulla Via Appia) e ciò per raccomandarsi alla pietosa memoria dei viandanti, ond'è che spesso vi si leggono scritti questi motti: siste, aspice, cave viator.
Certo le tombe furono rinvenute e l'attuale via che da S. Giuliano mena a Casapuzzana doveva esistere per lo meno ai tempi dell'Imperatore Traiano, altrimenti non si spiegherebbe la presenza delle tombe e delle monete; ora, tenendo presente che Marcianise non era una metropoli, come Capua ed Atella, ma una Cittadella fortificata, e non poteva avere di per sè sola un'arteria di tanta importanza, che la congiungesse ad Atella, è doveroso lealmente convenire che l'avversa congettura non è esatta, e che effettivamente debbasi ritenere che la Consolare Capua-Atella passava per il Trivio Croce.
2) Perchè, attualmente, dovrebbe trovarsi traccia della via che da S. Giuliano mena a Casapuzzana, che è un'arteria di rilevante importanza, e non della presunta Via Atellana, che dovette essere un'arteria di principalissima importanza?
Noi sappiamo che delle principali vie romane è rimasta orma incancellabile presso di noi, come per la Casilina e l'Appia, che tuttora sono Nazionali; qual era la necessità di costruirne un'altra e distruggere le tracce della precedente?
3) La porta fu chiamata Atellana, unicamente perché da essa partiva una via che menava ad Atella, così come si praticava presso i Romani; per tal ragione una delle sette porte dell'antica Capua fu chiamata Atellana, proprio quella da cui partiva la via per andare ad Atella.
Alle tre argomentazioni mi piace aggiungerne un'altra che pure mi sembra di una certa rilevanza, e cioè: tenendo presente che Atella fu distrutta dai Vandali di Genserico nel 455, quando, dopo aver saccheggiata Roma, si riversarono nella Campania; e tenendo presente che Marcianise, secondo l'assunto dello Iannelli, sarebbe sorta tra gli anni 1101 e 1117, quando Atella era scomparsa da oltre 600 anni, non si spiega perché questo nuovo paese si sia affannato ad intitolare col nome di Atella la sua arteria principale, quando la memoria ne era completamente scomparsa, e non si sia riferito a qualche cosa di più recente Se adunque oggi noi abbiamo una via che si chiama Atella ed una Piazzetta omonima, che per caso sono site proprio al posto ove il De Paulis assume esservi stata la Porta Atellana, dobbiamo riconoscere assolutamente come vero l'assunto del De Paulis.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
 
Ed ora, per completare la disamina, si impone la necessità di dare uno sguardo, sia anche fugace, alle monete, tombe e pietre scritte, preziosa fonte in cui si coglie a piene mani la documentazione dell'origine romana della nostra città.
 
Monete
Negli scavi praticati dal 1877 al 1880 nella riforma della viabilità interna di Marcianise, che nei tempi antichi fu di nuda terra, nello scavare i viadotti, si rinvennero varie monete romane, di cui 26 furono catalogate dal De Paolis in un medagliere c presentate all'esposizione archeologica di Caserta dell'ottobre 1878, e sono le seguenti: due assi, due semis, un quadrante e un triente; delle consolari: tre della famiglia Asinia, una della famiglia Aurelia, ed una della famiglia Cecilia; delle imperiali: un Augusto, un Agrippina, un Claudio, un Vespasiano, due Traiani, due Adriani, un Antonino, un Faustina, un Alessandro Severo, un Diocleziano, e due Costantini.
In merito, lo Iannelli afferma che l'aver rinvenuto monete romane nel nostro suolo non significa dimostrare la origine romana della nostra Città, perché esse se ne trovano disseminate da per tutto, e perché negli stessi scavi furono anche rinvenute moltissime monete napoletane, come una di Roberto d'Angiò, una di Giovanna I, due di Ferdinando I di Aragona, tre di Giovanna e Carlo V, quattro di Filippo II, due di Filippo III, ecc. e se si volesse ritenere valido l'argomento per documentare dalle monete la origine romana, potrebbesi per lo stesso diritto far valere il medesimo argomento per le altre monete, per documentare la origine feudale della nostra Città.
La considerazione, mi si consenta, è troppo superficiale, perché la presenza di monete dei tempi posteriori può solamente attestare il passaggio di altre dinastie di tempi posteriori, ma la presenza delle monete romane è testimonianza indiscutibile che Marcianise dovette esistere nel tempo in cui esse ebbero corso legale.
 
Tombe
Come è risaputo, Roma aveva la sua necropoli pubblica fuori la Porta Esquilina: qui locus pubblicus extra Esquilias, come dice Varrone, e quei luoghi nominavansi Puticulae, perché quivi in tanti pozzi gittavansi alla rinfusa i cadaveri, o perché questi quivi putiscebant; per le persone più agiate le tombe non avevano un sito determinato, ma se le costruivano nei loro giardini, nei loro fondi, o lungo le strade, come innanzi ho detto.
Ho richiamato questi principi, perché sono necessari alla dimostrazione che in seguito faccio, applicandoli al caso nostro.
Ho detto innanzi, che la nostra Chiesa Collegiata fu costruita ove giaceva l'antico tempietto di Marte fuori le mura e i fossi di Marcianise. Orbene, nel 1879, perché il nostro Duomo armonizzasse con le altre pubbliche costruzioni edilizie e stradali, si venne ad una riforma del piazzale a sé antistante, e fu necessario praticare un notevole abbassamento di livello; apparve un piano disseminato di ossa, e nel centro si rinvenne un tumulo di indole romana, formato da grossi quadroni di piperno nero. Non è forse questa una necropoli comune fuori le mura? Di tumuli privati romani poi, può dirsi disseminato il territorio adiacente all'antica Marcianise. Molti ne furono scoperti nella Via consortile Marcianise - Loriano -Trentola, che mena alla via Appia, tutti incavati in quell'arido e sodo tufo, di cui dice Virgilio et tofus scaber di accordo con Plinio, con coverchio della stessa materia ben levigata o di grossa e massiccia cre¬ta, circostanza che alluderebbe a poca agiatezza. Nell'antica via denominata Orto dell'Abbate, che nel 1881 dovette livellarsi per lo scolo delle acque, negli scavi si rinvennero: un'anfora grossa, capace di circa tre ettolitri di liquido, due tumuli di tufo, in uno dei quali si rinvennero: un'olla, un'urna cineraria con ceneri; fra le gambe di uno scheletro: un guttatoio, un prefericolo, un piccolo unguentario un sejphus, usato dai Romani nei funerali, una patera bucata per sottotazza, ed altri vasi.
 
Lapidi e Pietre Scritte
Se ne trovano sparse in gran copia per Marcianise; ne elenco alcune, ma non trascrivo, perché quasi tutte son frammentarie e mutilate, e per seguire la polemica circa la loro interpretazione, forma e stile, mi indugerei fino alla noia, perché occorrerebbero disamine acute e minuziose, sulle quali non credo sia il caso di attardarsi, per la brevità che mi son prefìssa.
Una trovasi vicino alla casa Giuliani-Colclla in via S. Giuliano n. 20; un'altra in via Atella presso la casa Finelli; questa è un cippo sepolcrale, perché reca l'effìgie di un ragazzo coverto di pretesta, veste propria degli impubcri che non hanno varcato il 16° anno di età, secondo il detto di Svetonio; il ragazzo ha in mano due sfere simbolo dell'eternità.
Un frammento sepolcrale trovasi nel basamento della casa Rao nel Vicolo di S. Andrea, questo porta scolpita una testa di bue, con la scritta ensa fecit.
Il Pratilli dice che nel 1475 vi era una pietra scritta nei pressi della Chiesetta di S. Anna, e che ora trovasi nel Museo Nazionale di Napoli, ed altra trovavasi presso una bottega, nello scaglione di una casa nella nostra piazza maggiore.
 
Tratto dal libro "Cenni storici della Città di Marcianise e dei suoi Figli illustri" dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
 
Ed ora, dopo una fugace rassegna delle tappe del primo nostro glorioso cammino, che costituiscono le pietre miliari della nostra origine romana, tutto un fascio di luce s'irradia sulla austera nostra vetustà, e l'anima nostra si riempie di legittimo orgoglio al pensiero che questa terra raccolse, come primi suoi figli, i forti legionari di Cesare e che essi furono i nostri padri.
Di fronte a tal superbo spettacolo un'intima commozione ci vince, e noi ci inchiniamo riverenti dinanzi al nostro passato.
Queste zolle diuturnamente baciate dal sudore umano, e che rendono copiose ed abbondanti le messi d'oro; queste pietre che diedero i natali a tutta una schiera di gloriosi figli, che le immortalarono in gesta ed opere che sfideranno i secoli, si abbiano oggi da noi il bacio della riconoscenza e l'abbraccio dell'amor filale, come ad uria grande vecchia madre, onusta di onori e di gloria.
 
Il Convento di Marcianise
Il convento di Marcianise fu fondato nel 1614 su suolo donato da don Domenico Lasco. I primi religiosi che lo abitarono furono i Padri Conventuali Riformati che, soppressi da Papa Innocenzo X verso il 1650, si concentrarono nei conventi di S. Lucia al Monte e di Grumo Nevano.
II convento, a seguito di tanto, fu affidato alle cure del parroco dell'Assunta, e la chiesa officiata da un sacerdote secolare fino al 1674, epoca in cui fu concesso ai padri Alcantarini, per volontà del popolo, a preferenza di altri ordini e famiglie religiosi che ne avevano sollecitato il possesso.
I padri alcantarini ne curarono il restauro e l'ampliamento, ottenendo a tale scopo, nel 1761, la concessione gratuita di materiale edilizio di risulta da quello adoperato per la Reggia di Caserta.
Gli Alcantarini rimasero nel Convento fino al 1860, anno in cui dovettero abbandonarlo per la soppressione degli ordini religiosi. Il convento fu adibito a collegio per il popolo e successivamente riscattato dal M. R. P. Battista Bove che, col concorso dei benefattori, lo riattò ripristinando, con grande zelo, le belle tradizioni francescane della casa.
L'edifìcio è fra i più ampi e sontuosi della famiglia provinciale francescana: è di forma quadrata; entrando nell'interno vi è un ampio colonnato che circonda un cortiletto, al centro del quale una volta si notava una monumentale cisterna, poi sostituita da una ricca aiuola fiorita che si estende per tutto lo spazio. Al piano superiore vi è un doppio ordine di camerette, così dette celle, che si susseguono per tutti e quattro i lati, le cui porticine immettono tutte in un corridoio centrale di disimpegno, che porta anche al coro o cantoria della chiesa, la aualc forma tutt'uno col convento. Questa nelle sue ampie linee architettoniche risente dello stile vanvitelliano; una sola navata centrale con una immensa volta: è molto ben tenuta e può dirsi una delle più belle di Marcianise.
Nella chiesa è di grande rilievo la collezione dei 14 quadri della via Crucis dipinti su tela, i quali si attribuiscono al grande Luca Giordano.
 
Il feudo di Airola...(clicca per continuare la lettura)
 
Il feudo di Loriano...(clicca per continuare la lettura)
 
I figli illustri di Marcianise da Cenni storici della Città di Marcianise dell'avv. Nicola De Paulis (Marcianise, marzo 1937)
Per gentile concessione della figlia prof.ssa Anna De Paulis
 
Giulio Foglia
Nacque a Marcianise nei primi del 1500; fondò il nostro Monte di Pietà...
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Nacque in Marcianise nel 1542 da Giosino e Domenica Cipolla, genitori...
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  Felice Foglia
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Angelo Quercia
Giuseppe Buonaparte Re di Napoli, per costituirsi una milizia a lui più fida, aprì...
  Gaetano Lucarelli
Nacque a Marcianise, il 23 gennaio 1787 da Tommaso e Paolella Rosa. Compì i...
  Giosuè Mundo
Nacque in Marcianise il 23 Aprile 1796; fece i suoi studi giovanili in Napoli...
  Giuseppe Santoro
Si laureò Medico nella fiorentissima Università Salernitana il 25 Luglio...
 
Francesco Giannini
Nacque in Capodrise il 16 Giugno 1824 da Giuseppe Giannini e Carolina Lasco...
  Federico Quercia
Nacque a Marcianise nel 1824 da Angelo Quercia, valoroso Maggiore...
  Onofrio Buccini
Nacque a Marcianise il 13 Dicembre 1825 da Raffaele e Maddalena Amato...
  Giovanbattista Novelli
G. B. Novelli fu Canonico della nostra Collegiata, e fu soprattutto un uomo...
 
Musone Domenico
Per oltre un cinquantennio, tra la fine dello scorso secolo ed i primi del...
  Nicola De Paulis
Nacque a Marcianise il 7 Dicembre 1818 da Antonio e Maria Raio; fu Canonico...
  Nicola Gaglione (Sindaco)
Nacque in Marcianise il 23 Febbraio 1826 da Francesco e Maddalena Mazzarella...
  Crescenzo Grillo
Nacque a Marcianise il 24 ottobre 1844. Fu Procuratore Generale...
 
Giuseppe Scialla
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  Donato Tartaglione
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  Domenico Santoro
Nacque a Marcianise il 1° Novembre 1872 da Giuseppe ed Angela...
  Francesco Busacca
Nacque a Marcianise il 26 Maggio 1876, morì il 3 Agosto 1931. Il 9...
 
Giuseppe Foglia
Nacque a Marcianise il 27 settembre 1854 da Ercole e Francesca Messore...
  Angelo Lener
Presidente della Corte di Cassazione, nato a Marcianise il 15 Novembre...
  Angelo Calcara
Nacque a Marcianise il 28 febbraio 1881 e fin da giovanetto sentì...
  Elpidio Jenco
Nacque a Capodrise nel 1891, si laureò all'Università di Napoli in Lettere e...
 
Manfredo De Paolis
Nato il 13 Marzo 1900, morto il 30 Agosto 1952, in giovanissima età, già...
  I nostri Eroi
Per coronare degnamente questa celebrazione di Spiriti Eletti, sento il...
  Luigi Fuccia
Tra i figli eletti che onorarono questa nostra Città, Luigi Fuccia emerge...
  Conclusioni
Questo libro sarà certamente caro e gradito a tutti quelli che amano...
 
Elenco dei Caduti nella Prima Guerra Mondiale... continua
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